Fotolibro contro album tradizionale

Sei da circa 15 minuti in questo studio fotografico, il fotografo che hai di fronte ti ha impressionato, è lui quello giusto, è lui quello che racconterà il tuo matrimonio. Sei quasi alla stretta di mani, stai per tornartene a casa trionfante perché non manca più nulla – ristorante prenotato, bomboniere prese, fioraio scelto, viaggio fissato – quando lui, il fotografo, ti chiede: “Devi solo dirmi se preferisci l’album tradizionale o il fotolibro?”

Non hai ancora le idee chiare e questa richiesta ti ha un po’ spiazzato: non eri preparata.

Allora provo a illustrarti in poche righe le differenze principali tra le due soluzioni in modo da aiutarti a compiere la scelta giusta, perché una cosa è certa, il fotografo te lo chiederà.

Non t’illustrerò semplicemente i pregi e i difetti dell’uno o dell’atro, perché immagino che il tuo tappetino del mouse sia ormai ridotto a un foglio di carta per origami dopo aver fatto il giro del web in ottanta giorni, ma te li presenterò come se fossero dei miei buoni amici. Inoltre ti faciliterò il compito e ti abbrevierò la lettura, non lasciarti ingannare dalla lunghezza dell’articolo, dopo ti spiego per quale motivo. Sarà una battaglia tra “Scettici del fotolibro” e “Scettici dell’album tradizionale”, perché spesso chi sceglie lo fa quasi accontentandosi senza osare: solo perché hai dei dubbi sul primo, ti butti sul secondo senza veramente esserne convinta o viceversa.

Sei tra quelli che snobbano l’album tradizionale pur provando attrazione per il classico? Allora ti basterà leggere solo la prima parte.

Non sei convinta della bontà del fotolibro pur riconoscendone l’innovazione? Allora salta direttamente al secondo punto.

1. Scettici dell’album tradizionale

E quindi l’album classico non ti convince? Evidentemente non stai dando la giusta importanza all’aspetto sensoriale che entra in gioco quando se ne sfoglia uno. Le sensazioni che si vivono quando si scopre una foto dopo l’altra adagiando le pagine ruvide su di un lato o il profumo della stampa che rievoca i ricordi impressi sulla carta, diventano parte integrante dell’esperienza visiva. La ritualità del gesto che prima di noi han compiuto le nostre madri, gli zii, i nonni, ne testimonia, ove ve ne fosse la necessità, dell’assoluto fascino che questo ha esercitato nel tempo. La sua regalità e la sua grandezza ne fanno un oggetto di valore, un’icona che, per associazione d’idee, basta ad assimilare l’intera cerimonia. E’ sufficiente prenderlo dal luogo in cui è custodito con cura per mostrarlo, per far calare il silenzio in casa e a calamitare l’attenzione di tutti: è l’unico oggetto legato a un ricordo prossimo che è capace di creare un’atmosfera così solenne nella quale si percepisce soltanto il fruscio dei fogli che riecheggiano nella stanza.

L’aspetto romantico e sensoriale dell’album tradizionale non sono le sue uniche peculiarità, ve n’è anche una legata all’aspetto pratico da non sottovalutare. Qualora col tempo avvertissi la necessità di sostituire una foto per qualsiasi motivo, potresti sostituirla con una di tuo gradimento o addirittura con una ristampa di quella originale, basterebbe scollarla con un po’ di attenzione e incollarne un’altra.

Forse è l’aggettivo “tradizionale” a essere controproducente perché nell’immaginario comune, ogni qualvolta si pronuncia questa parola, si materializza dinanzi agli occhi qualcosa di obsoleto e trapassato. Oggi esistono supporti, superfici e materiali che nulla hanno a che vedere con i mausolei di decenni fa. L’album tradizionale 3.0 è prodotto con standard altissimi e il suo design è figlio di questi tempi: le forme, gli angoli, il packaging seguono il progresso tecnologico come avviene negli altri campi. L’album del 2016 è un oggetto elegante e contemporaneo come lo era quello in pelle marrone con la cornice di argento di venti anni fa e oggi come allora è capace di smuovere parenti e amici proprio come faceva il suo antenato.

2. Scettici del fotolibro

Hai fatto come ti ho detto? Sei passata direttamente al punto 2 oppure hai sbirciato un po’ quelli della concorrenza sopra?

Non ti piace il fotolibro, e lo accetto. Ma quali fotolibri hai avuto modo di sfogliare sino a oggi? Provo a indovinare poi mi dici se ho ragione. Sei stata in qualche studio fotografico, ti sei seduta e ti hanno mostrato un libro sgargiante, con la copertina centrata male e rivoltata peggio. Poi hai iniziato a sfogliarlo e sei stata tramortita da una serie di fiori, sfondi, fusioni, maschere e cornici talmente pacchiane che nemmeno fosse un fumetto della Disney. Ormai nauseata, ti avviavi verso la fine ma quando credevi di aver visto tutto ti sei imbattuta in un fotomontaggio in cui gli sposi si trovano in piedi in un’improbabile posizione immersi in un bicchiere di champagne. Ti giri, guardi l’autore di questa “genialata” e lui fa pure il figo.

Beh non hai sfogliato un fotolibro di matrimonio, tu hai solo assistito a quello che può fare un “professionista” che ha solo bisogno di sfogarsi artisticamente. Fai conto di aver partecipato a una seduta psicoterapeutica (ovviamente il paziente era il fotografo).

Il fotolibro non è altro che un album tradizionale impaginato al computer e all’interno del quale le pagine, e non solo le immagini, sono fatte di carta fotografica. Ne va da sé quindi che il fotolibro offre sia a me che a te più possibilità di personalizzazioni. Mi permette di soddisfare le richieste che potresti avanzarmi: colori o effetti che incontrano i tuoi desideri per ottenere un prodotto che, al termine del processo d’impaginazione, è cucito addosso.

Ovviamente è necessario, ma questo vale per ogni settore, che la scelta del laboratorio che eseguirà il fotolibro dovrà essere ponderata attentamente, perché una qualità infima e dunque un prezzo competitivo, spesso portano a un veloce decadimento delle stampe o delle rilegature o ancora delle pieghe.

Come hai letto sopra, avrai capito che l’impaginazione grafica dell’album è d’importanza capitale nell’economia del libro. La eseguo personalmente e non incaricando qualche “ragazzo di bottega” e ancora in prima persona eseguo la postproduzione delle immagini scelte. Gli effetti folcloristici o sfumature bizzarre (per non essere offensivi) non fanno parte del mio vocabolario. Il mio stile riflette ciò che ho imparato in 30 anni e si manifesta attraverso le pagine dei miei album: una successione cronologica ordinata (perché tutto in grafica ha bisogno di un ordine ben definito che lo esalti) che racconta la tua storia come una sceneggiatura e non come un’accozzaglia caduta accidentalmente sui fogli in cui gli spazi assumono una rilevanza capitale.

Molti tra i miei “colleghi” ritengono lo spazio bianco una parte di foglio sperperato o comunque speso male, da qui la rincorsa a imbottire tutto con improbabili sfumature, quando va bene, o bizzarri fotoritocchi, quando va peggio.

I “vuoti” rappresentano un mezzo sano per magnificare al meglio il messaggio di questa o di quell’immagine. I grandi brand non a caso si avvalgono degli spazi “negativi” (bianchi o neri) quando intendono fare il massimo affinché il messaggio arrivi, qualsiasi esso sia, e si tratta sempre di aziende che fanno dell’eleganza e del lusso i loro presupposti.

Un’impaginazione ordinata quindi è molto efficace quando si vuole assegnare il giusto valore alla foto o migliorarne la leggibilità, perché una pagina concentrata è spesso indigesta agli occhi mentre una organizzata ma mai densa alleggerisce la struttura e migliora l’esperienza.

Impaginare è un po’ come cucinare: puoi aver comprato i migliori ingredienti ma se ai fornelli sei una frana, puoi prepararci al massimo un panino.

Hai finito. Allora hai vacillato sulla scelta che avevi in mente prima di leggere questo articolo? Beh, sappi che sei in buona compagnia, qualsiasi cosa tu scelga, affidati ad un professionista e diffida da chi ti propone prezzi talmente bassi da non poter rifiutare.