Gioie e dolori del digitale

Gioie e dolori del digita

La rivoluzione del digitale ha fatto sì che la quantità di foto scattate durante una cerimonia sia aumentata notevolmente. Se esistessero ancora i rullini, a fine serata avresti bisogno di uno sherpa in salute per riportarli indietro.

Non è raro tornare in studio e riversare diverse centinaia di scatti sull’hard disk: rientra tutto nella filosofia del tutto-e-subito.

Se questa incredibile prolificità da un lato offre al fotografo, ma soprattutto al cliente, l’opportunità di scegliere lo scatto migliore tra quelli che ad un primo sguardo sembrano simili, dall’altro complica le cose pregiudicando il racconto di una giornata.

Se non esci dai confini del “conforme” ci metti un attimo a trasformare una storia d’amore in una telecronaca di una partita di bocce.

La copiosità degli scatti è un’opportunità ma deve restare una semplificazione non una trovata per ostacolare e appiattire un servizio fotografico.

La possibilità che si offre agli sposi di scegliere quelle foto che proprio non possono mancare in un album non deve essere un nulla osta per stravolgerlo.

Mi spiego.

Se ti invio tutti gli scatti per poterti aiutare nella selezione dovresti limitarti a segnalarmi le foto che non devono assolutamente mancare: quelle di un parente al quale tieni in particolar modo, quelle in cui ti senti assolutamente te stessa, quelle che fermano un momento irrinunciabile etc

Non devi però scegliere tra due foto quella che è più “immediata” perché i soggetti sono entrambi con lo sguardo rivolto al fotografo, o con il sorriso a millemila denti, o sullo stesso piano di fuoco.

Se questo è lo scopo, noleggia una macchina per fototessere e così risparmi pure.

Una foto che testimonia il legame tra due o più persone o che trasmette un’emozione non deve necessariamente essere quella in cui i soggetti sono “in camera”.

Trovarsi belli precisi e abbracciati che guardate me implica che, seppur involontariamente, vi è stata una preparazione allo scatto. In quei momenti le persone, inconsciamente, offrono il lato meno spontaneo con posture e comportamenti che nel loro intimo, lontano dallo sguardo dell’obiettivo, non adotterebbero mai.

Quando sei veramente avvinta, innamorata, commossa, il coinvolgimento emotivo ti impedisce di occuparti di come appari agli occhi degli altri, in quel momento non hai barriere e sei te stessa.

Quando “vivi” non te accorgi, è quando fingi che diventi strutturata.

Se ti invio gli scatti, affidati alle scelte del narratore, le partite di bocce sono noiose.