Momenti Polaroid

Momenti Polaroid

Spesso, sempre più spesso, mi trovo ad osservare le persone che durante i matrimoni si scattano foto con i propri cellulari. Non ho mai avuto nulla in contrario, anzi.

L’idea mi è venuta proprio “spiando” gli invitati sempre più impegnati nello scattarsi selfie a raffica. La condivisione è l’anima della fotografia e allora mi sono chiesto come avrei potuto ricreare un clima gioviale e rilassato, evitando l’alienazione classica di chi scatta col cellulare: la Polaroid.

La fruizione della foto scattata con un sensore di silicio e inviata ad un telefono che magari si trova a 30 cm dall’altro si esaurisce nel momento il cui col pollice la tappiamo e poi la archiviamo: finisce lì.

La polaroid con il suo scatto, con il suo mirino crea per forza di cose interazione, sana interazione, mentre “sputa” fuori l’istantanea. Non si lascia giudicare per l’espressione venuta male o per la composizione da rifare, non hai una seconda possibilità: è vera perché spontanea.

Di frequente, quando la lascio lì da sola sui tavoli a cui siedono gli ospiti, mi fornisce ottimi spunti per il mio modo di interpretare il matrimonio. Riesco a scorgere nelle persone quelle espressioni che mai riuscirebbero a mantenere davanti ad un estraneo (io).

Inoltre,saranno loro stessi a raccontarsi, senza filtri, veri o digitali, e rideranno delle facce buffe che ritrovano impresse su quel quadratino di carta. E non ti dico quando a prenderla tra le mani è lo stesso sposo o la stessa sposa: impagabile.

Al termine della festa, tutte le immagini verranno messe sul tavolo, accanto ai confetti e chi si riconoscerà in quella espressione mai vista, potrà portarsi a casa un ricordo materiale e che sicuramente non potrà essere cancellato per sbaglio da nessuna formattazione.