Una storia d’amore a Caserta

Lei è Gabriella, lineamenti di una dama, sorriso sincero e bionda come il grano al tramonto.
Lui è Francesco, un principe in divisa, è mediterraneo e lo si vede.
Gabriella riesce a contenere l’emozione per tutto il tempo, sembra spavalda dietro quell’aspetto così gentile. Il papà le gironzola intorno, sono teso ma tutto d’un pezzo.
Anche la mamma, mentre accoglie i parenti e gli amici, ha la situazione in pugno, è una donna forte.
Però i loro occhi non si è erano ancora incontrati, si erano sfiorati sì, ma per un istante, un lampo.
Fino alle foto con i genitori, quelle che pensi siano finte, preparate, forse lo sono, ma hanno il potere di mettere le persone a tu per tu con i loro affetti, con i loro silenzi, le parole non dette, i loro vissuti.
È bastato questo, pochi secondi a guardarsi, il tempo di abbassare le difese e lasciare entrare ed uscire tutto l’amore che una mamma e una figlia portano dentro, per lasciarsi andare.
Finalmente direi, perché le lacrime sono portatrici di serenità.

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Francesco invece è uomo dello stato, abituato alla pressione, lo fa di mestiere. La mamma no.
La mamma lo ha messo al mondo, lo ha cresciuto nel suo di mondo, e ora che lo vede aprire la porta di casa per abitarne un altro, non resiste. Lo ferma in un abbraccio che sembra interminabile, se potesse “freezare” il tempo, sarebbe già col dito sul pulsante – lasciami un pò di te addosso.
E l’uomo con la divisa davanti ad una madre senza difese, cede. L’abito lo fa il monaco, eccome se lo fa, ma il cuore no, quello resta spoglio per tutta la vita.

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In chiesa, la meravigliosa Santa Maria delle Grazie a Caserta, ci sono già tutti, anche i colleghi di Francesco. Sullo sfondo, la penombra che avvolge l’altare è sferzata dal capolavoro di Pietro Saia.
L’arrivo della sposa è preceduta da quattro damigelle, a pochi passi la mano del padre e della figlia sono strette in una morsa che non credo sia facile forzare.
Francesco la vede, sorride mentre lei si avvicina: suo suocero lo abbraccia, è sereno perchè sa di lasciarla in buone mani, ma quella mano di Gabriella che teneva sin dal sacrato non l’avrebbe mai mollata. Mai.
Dopo il sì, il picchetto rende omaggio alla coppia, e il riso risuona sulle lame delle spade come campane a festa.

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Il borgo di Casertavecchia è suggestivo, è silenzioso, ed è il luogo giusto per loro. Dopo l’attesa, dopo il clamore, hanno bisogno di ritrovarsi mentre passeggiano per le stradine medioevali. Li ammiro in disparte, riesco quasi a leggere il loro labiale, lui le sussurra qualcosa, lei scoppia a ridere, ora è lei senza maschera, il mio dito si abbassa senza volerlo e sento il click dell’otturatore.

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È ora di andare al ricevimento. Nella Tenuta San Domenico gli ospiti ed il fotografo sono stati intrattenuti dall’aperitivo e persone che non si vedevano da un pò han trovato finalmente il tempo per raccontarsi le loro vite.
Esiste un posto più incantevole di questo in provincia di Caserta? Se c’è, io ancora non l’ho scoperto, e ne ho visti!
La corte davanti alla sala principale è immensa ma si sente lo stesso calore del salone della nonna, il profumo di lavanda non fa che aumentarne la sensazione.

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Dopo il roseto, che è ciò che di più fiabesco io abbia mai visto, si scorgono i tavoli che completano l’area in cui stanno servendo il buffet. Lì, tra quelle rose, potrebbero benissimo vivere i folletti del bosco e fino a prova contraria per me ci sono.
La cerimonia va avanti e io mi sento bene, soddisfatto, la location e gli sposi sono un connubio perfetto e la musica dal vivo non è mai invadente, le note ti entrano dentro inconsapevolmente.
Al momento della torta mi accorgo di quanto il tempo sia trascorso velocemente e questo è sinonimo di serenità, evidentemente la stessa serenità che vivono ora gli sposi mentre si lasciano andare nel ballo: e dinuovo la macchina riprende a scattare.

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Fino a sera inoltrata, quando la stanchezza vince su tutti, tranne che Gabriella e Francesco, per loro è appena cominciato.

Borzacchiello Fotografo Studio